Viaggiare - Diari di Viaggio


INGHILTERRA - SCOZIA '99

ovvero i neo camperisti crescono (in esperienza e numero)

di Vito De Bellis


Considerate le vicissitudini meteorologiche patite lo scorso anno e il fatto di partire pienamente consapevoli del clima estremamente piovoso della Scozia, questo diario avrebbe potuto sottotitolarsi "Continuiamo a farci del male!". Invece abbiamo avuto fortuna. Merito secondo me, di coloro che quest'anno ci hanno accompagnato in questo viaggio: l'Egidio, amico e collega, e sua moglie Giovanna i quali, sebbene nostri coetanei, sono convolati a giuste nozze solo sei mesi fa ed il loro atteggiamento, costituito prevalentemente da tenerezze e moine, deve aver apportato quella positività necessaria a piegare la sfiga meteorologica che ci perseguitava. Gli obiettivi del viaggio erano molteplici: fare sperimentare alla Giovanna le ferie itineranti, raggiungere la Scozia e vedere quanto più possibile di tutto sulla rotta tracciata a priori e che doveva comprendere come punti di riferimento Rheinfall, la foresta nera, Reims, Londra, Edimburgo, almeno un castello e una distilleria scozzesi, le Highlands, Stonehenge e Mont st. Michel. Per nostra consuetudine, pienamente condivisa dall'Egidio, ci siamo fermati a dormire sempre in campeggi. Questa la cronaca dei ventuno giorno di viaggio con il nostro Mizar 170 (Magilla) ed il Carioca noleggiato dai nostri amici.

Qualche cifra (i costi sono espressi in lire e relativi ad un solo equipaggio): Giorni di viaggio: 21; Km percorsi: 6.325; Spese Gasolio: 1.169.000; Spese Pedaggi: 145.000; Spese Traghetti: 742.000; Spese camping: 685.000. Totale spese: 2.741.000 - E per chi è interessato nell'ultima pagina c'è il consueto riepilogo sui campeggi visitati.

Sabato 10 Luglio 1999: Pero - Schaffausen - Donanenschingen. Sono le 9.00: puntualissimi Giovanna ed Egidio arrivano a Pero. Finalmente dopo settimane di preparativi, progetti, predisposizioni di tabelle di marcia, liste di controllo e quant'altro possa servire alla perfetta organizzazione della nostra spedizione, alle 9.30 partiamo. Il mio contachilometri segna curiosamente 35.555. Pronti via, alla frontiera Svizzera ci siamo già perduti, alla faccia della perfetta organizzazione! Quando ci ritroviamo, dopo una decina di chilometri, facciamo subito un briefing di aggiornamento sul comportamento da tenere in caso di ulteriori contrattempi. Passato il Gottardo, verso le 13 sosta per il pranzo con le celeberrime polpette della Sandra e le torte salate della Giovanna. L'Egidio stappa una bottiglia del vino che lui stesso produce come hobby nell'Oltrepò pavese. E' buonissimo! Dopo averlo assaggiato prometto solennemente che non farò mai più orecchio da mercante quando mi chiederà di andare a dargli una mano in vigna. A Zurigo si trova come sempre coda (un bel venti minuti) e inizia a piovere. La pioggia ci accompagna fino a Schaffausen dove vogliamo vedere le cascate del Reno. Nell'ampio e comodo parcheggio troviamo altri camper italiani. Le cascate sono uno spettacolo notevole, ci sono delle terrazze di osservazione, alcune scavate nella roccia, che consentono una prospettiva veramente insolita in quanto sembra quasi di essere proprio sotto il ricciolo della cascata. Il posto vale sicuramente una visita, (magari dotati di kway). Ripartiamo, ricomincia la pioggia e dopo il confine con la Germania ci becchiamo un violentissimo acquazzone. La Sandra ed io cominciamo a temere che la nostra nuvola estiva ci abbia ritrovato e ci voglia accompagnare per il resto del viaggio, invece verso le 19 un timido raggio di sole si fa strada tra i pesanti nuvoloni e smette finalmente il diluvio. Raggiungiamo il camping di Donaneschingen: è posto in riva ad un suggestivo laghetto, i bagni sono molto puliti così come tutto il resto del campeggio che è ben tenuto e organizzato. Molte le roulottes stanziali. C'è un insolito contatore a gettone che eroga elettricità in misura di un Kw per ogni gettone inserito. Dalle sponde del laghetto si alzano in volo due grossi cigni: non ne avevo mai visti volare ed è curioso il rumore prodotto delle ampie ali che ricorda il cupo ritmare delle pale d'elicottero quando girano molto lentamente. A proposito di volatili, i nostri colombi continuano a tubare ma fortunatamente, tra baci e abbracci, si trova il tempo per una imponente spaghettata. La serata è abbastanza fredda e umida quindi, dopo cena, digestivo di rito e tutti a nanna.

Domenica 11 Luglio 1999: Donanenschingen - Foresta nera - Reims. Mattinata freddina e nuvolosa. Sul vialetto che porta ai bagni una anziana signora tenta di investirmi con la bici e subito dopo mi attacca un bottone in lingua tedesca. Sfodero tutto il mio repertorio: "Ich nicht spreken deuch". Mi guarda come se mi vedesse solo ora e chiede: "Italiano?" in un tono tra l'incredulo e lo sgomento. Alla mia risposta affermativa replica con un incazzatissimo "Buonciorno" gira il ciclo e se ne va. Partiamo in direzione Foresta Nera passando per Villingen, st. Georges e Freiburg. Il panorama è bellissimo ed anche il tempo sembra migliorare. I paesi che attraversiamo sono molto caratteristici e in uno di questi, fermi ad un semaforo, scambiamo qualche saluto con alcuni emigrati italiani che hanno aperto qui una gelateria. Poco oltre ci fermiamo alla "casa dei 1000 orologi" vicino a Triberg, una sorta di grande magazzino pieno di caratteristici orologi quasi tutti cucù in legno intagliato. Alcuni sono dei veri capolavori. Il dna trasmessomi dal padre orologiaio ha un sussulto e mi innamoro perdutamente di un enorme cucù con carillon a sette melodie dal costo approssimativo di due milioni e mezzo di lire (marco più, marco meno). La Sandra capisce al volo la situazione, mi prende sottobraccio e parlandomi con calma e dolcezza, come quando si vuole tenere tranquillo un povero deficiente, mi trascina fuori dal luogo di perdizione. A titolo precauzionale saltiamo anche la visita al non distante museo dell'orologio (non si sa mai). Continuiamo e lungo la strada ci si ferma ad un'altra grande costruzione adibita a mercatino questa volta per l'acquisto di frutta e verdura e, visto che c'è, anche una bottiglia di grappa di pere, buona per le serate fredde a venire. Passiamo il confine con la Francia e dirigiamo in direzione Reims usando questa volta l'autostrada. Abbiamo anche noi modo di constatare che i gestori delle autostrade francesi devono avere discendenze Transilvane. Finalmente si arriva in città, in centro molte le barriere a 2 metri di altezza e del campeggio che ricordava l'Egido in un suo precedente viaggio, neanche l'ombra. Essendo domenica sera è tutto chiuso e di vigili o polizia nemmeno parlarne. Giriamo un po' sulla base dei ricordi di vent'anni fa del nostro caro amico, ma niente da fare. Durante il nostro peregrinare incontriamo nell'ordine: la bellissima sede dello champagne Pommery in un imponente castello circondato da un curatissimo parco; un camper francese che viaggia col gavone laterale aperto e che alle nostre urla di avvertimento fugge intimorito; un quartiere periferico abitato quasi esclusivamente da gente di colore, con strade piuttosto strette nelle quali giocano dei bambini che al nostro passaggio urlano cose incomprensibili ma dove le occhiatacce che ci lanciano gli adulti sono senz'altro più intelligibili; un cliente di Mc Donald's che senza smettere di mangiare il suo big Mac ci biascica che non ha mai sentito nemmeno parlare di campeggi in zona. Sconsolati dirigiamo verso sud dove dalle parti di Sillery sulle guide c'è segnalato un campeggio. Ad un'area di servizio c'è un camper tedesco i cui occupanti dicono che alla cassa gli hanno indicato un campeggio a soli cinque km da lì. Facciamo il pieno e dirigiamo anche noi al campeggio di Val de Vesle: è il camping municipale della città di Reims, l'area è all'interno di un bel bosco, il prato è ben tenuto ma i servizi sono assolutamente insufficienti. Fortunatamente si paga solo 28 franchi e tutto sommato va bene per passare una notte. Dopo una doccia la meritata cena e poi rimaniamo ancora fuori a goderci un po' di fresco e qualche zanzara fino a tardi.

Lunedì 12 Luglio 1999: Reims - Aubigny au Bac. Bella giornata di sole e a tratti anche calda. Lasciamo Val de Vesle per tornare a Reims e visitare la città. Oggi non essendo giorno di mercato è possibile parcheggiare nell'area riservata che è piuttosto vicino al centro. La città è bella e pur essendo stata notevolmente danneggiata durante l'ultima guerra, conserva ancora una piccola parte del foro romano e la Porte Mars, quasi un piccolo arco trionfale sempre di epoca romana. La visita alla cattedrale, anche qui intitolata a "Notre Dame", è piuttosto deludente in quanto è stata quasi completamente ricostruita nel dopoguerra ed ovviamente con il restauro deve aver perso parecchio. Curioso all'interno, un grande orologio in legno che funziona in modo un po' strano, rimanendo fermo per alcuni minuti per poi recuperarli in pochi secondi con il veloce movimento delle lancette. Nella piazza antistante la chiesa, molti i negozi di souvenir che espongono accessori e materiali da collezione riguardanti ovviamente lo champagne. Durante la nostra passeggiata per il centro troviamo l'ufficio turistico, di fianco alla cattedrale, dove vi possiamo reperire le informazioni necessarie per la visita alle famose cantine di champagne e due negozi adiacenti che ci risolvono il problema della cena: baguettes croccanti e golose salsicce da grigliare. Facciamo uno spuntino durante il quale decidiamo per la visita alle cantine Mumm che a differenza delle altre sono le più vicine al centro, hanno un costo non eccessivo, non sono state visitate dall'Egidio nel suo precedente viaggio e, non determinante ma da non sottovalutare, sono le uniche che promettono un assaggio a fine visita. Arrivati allo stabilimento Mumm ci lasciano gentilmente parcheggiare i camper all'interno del cortile. Entriamo. L'Egidio è raggiante. E' chiaro che se siamo qui è soprattutto per soddisfare la sua passione di esperto enologo perciò, a visita iniziata, quando il poverino scopre di avere la batteria della telecamera completamente scarica poiché la Giovanna ieri sera si è dimenticata di spegnerla, ha una reazione deplorevolmente sconsiderata: "…Non ha importanza tesoro, sono cose che possono capitare…". (La forrrrsa de l'amore, cantava Jannacci !). Riprendo accuratamente tutta la visita con la mia telecamera ricattando meschinamente il povero Egidio (una copia del film = 50 bottiglie del tuo vino e senza prestazioni braccianticole, da conteggiare eventualmente a parte). La visita è comunque molto interessante, la nostra guida è una giovane e simpatica ragazza che parla molto bene l'italiano e ci illustra tutte le fasi di lavorazione del famoso vino compresa una dimostrazione del caratteristico remuage delle bottiglie. Alla fine veniamo ospitati in un elegante locale in stile yachting club dove ci viene offerto il famoso assaggio: optiamo per il Cordon Vert che, a differenza del ben più noto Cordon Rouge, è poco o per niente conosciuto in Italia. E' una piacevole sorpresa anche per chi come me non è un fanatico dello champagne, tanto che decidiamo per l'acquisto di una bottiglia da stappare a fine viaggio. Si riparte in direzione Calais, comoda la strada, bei panorami e poco traffico. Verso le 19 siamo in prossimità di Aubigny au Bac dove decidiamo di fermarci per la notte. Anche qui c'è un bel campeggio ma i bagni sono veramente poco curati, dovrò sostenere un match di pugilato con la gettoniera della doccia prima di potermi lavare. Il campeggio è prevalentemente stanziale con molte case mobili (ma perché le chiamano così ?); in una di queste, nella piazzola a fianco alla nostra, c'è una famiglia francese che guarda magilla e ci esprime evidente ammirazione. Non si fanno pregare quando chiedo se vogliono vederlo anche internamente: soprattutto lui scruta tutto attentamente con occhio quasi professionale. "Appassionato camperista?" chiedo "No, ex poliziotto" risponde. Passato anche l'esame della Gendarmerie attacchiamo la griglia e….. vai di salsiccia!

Martedì 13 Luglio 1999: Aubigny au Bac - Calais - Canterbury - Chatam. Mattinata quasi novembrina con nuvole grigie e foschia ma non fa freddo come sarebbe logico aspettarsi. Si viaggia sempre in direzione Calais con la statale che offre un bellissimo panorama attraversando piccoli e graziosi paesi. Arriviamo al parcheggio del porto di Calais per l'ora di pranzo dopo il quale facciamo i biglietti e ci mettiamo in coda per l'imbarco. Qui, mentre un autista di un furgone inglese ci segnala la strada più comoda per raggiungere da Londra la Scozia, la Sandra attacca bottone via cb con un camionista di Forlì e pare di ascoltare Amarcord. A bordo, in prossimità del ristorante c'è una puzza nauseabonda, come se qualcuno si fosse dimenticato sul fuoco un grosso tegame contenente ragù in scatola di pessima qualità. Ripariamo al duty free dove i prezzi sono convenienti solo per gli inglesi. Non resta che scorrere qualche articolo riguardante lo schianto di Schumy a Silverstone, ed ecco le bianche scogliere di Dover. Molta emozione durante lo sbarco perché non vedo l'ora di cimentarmi nella guida a sinistra ed in effetti l'impatto è abbastanza scioccante, soprattutto al primo incrocio con la classica rotonda. Dirigiamo con l'autostrada verso Canterbury e una volta arrivati parcheggiamo nel posteggio di un centro commerciale dove comunque è necessario pagare all'immancabile parchimetro. Nasce il problema della moneta: entriamo nel centro commerciale ed alla tabaccheria chiedo se mi cambiano una banconota da 20 sterline. La commessa non deve aver capito il mio problema e mi restituisce un foglio da 10 e due da 5. Chiedo allora una scatola di sigari pagando con la moneta da 10 e mi aspetto un resto di circa 7 sterline tutte in moneta. Niente, ancora un foglio da 5. Imbarazzato, e riproponendo il foglio da 5, confesso che devo mettere moneta nel parchimetro e la signora, ormai esasperata, mi cambia in tutti i tagli disponibili accompagnando il gesto con ostentazione quasi a sottolineare il suo pensiero che deve significare più o meno: "beccati questi, e questi, e questi, e va a morì ammazzato te e il tuo parchimetro!" Finalmente a posto, andiamo in centro. La città valeva una sia pur breve visita perché è bellissima, così come la cattedrale la cui navata pare sia la più lunga tra le chiese medievali d'Europa con i suoi 170 metri. Purtroppo non possiamo vedere il coro per l'inizio delle funzioni religiose. Nella piazzetta antistante l'ingresso della cattedrale, incontriamo molti ragazzi italiani, qui probabilmente in vacanza di studio, che a quanto pare se la spassano alla grande. Non è corretto lo so, ma non resisto alla tentazione e fingendo di guardare una vetrina, origlio la telefonata di una ragazzina che, molto abilmente, convince il paparino ad un sollecito invio di soldi. Un vero capolavoro di diplomazia, quasi mi offro per un prestito! A proposito di vetrine, c'è una libreria vicino al centro, che ha la porta e le vetrine inclinate di circa 45 gradi rispetto al piano stradale e danno la sensazione che tutta la costruzione sia effettivamente inclinata. Veramente insolita. Si sono fatte ormai le 20, decidiamo di non andare a Londra stasera in quanto, stando ai messaggi raccolti su Turismo Itinerante, il campeggio che abbiamo scelto, Abbey Wood, è mal segnalato e difficile da raggiungere. Optiamo per Chatam, dove c'è un bel campeggio tranquillo nel quale concedo una superba quanto personalissima interpretazione degli spaghetti alla carbonara! Clamoroso successo (modestia a parte).

Mercoledì 14 Luglio 1999: Chatam - Londra. Bella mattinata con a tratti un tiepido sole. Dobbiamo scaricare i serbatoi e qui non c'è camper service per cui torna utile la famosa "carriola merdaiola" con tutte le considerazione del caso : "…è uno sporco lavoro, etc etc.". Si va verso Londra armati di santa pazienza e rassegnati a perdere una mezza giornata nella ricerca di Abbey Wood, invece sulla M2 in prossimità di Bexleyheath troviamo un grosso cartello che indica l'uscita per il campeggio e, una volta usciti, un "mare di cartelli" ci conducono senza possibilità di errori a Abbey Wood. Ci siamo arrivati in meno di un'ora da Chatam! Il camping è bello e, ironia della sorte, c'è anche il camper service. Alla reception un cartello invita a non lasciare scarpe fuori da tende o camper in quanto sono un passatempo molto apprezzato dalle volpi che frequentano il campeggio inoltre prega di non dare cibo ai numerosi scoiattoli che scorazzano per il grande prato. Invito, quest'ultimo, per la verità poco seguito dai campeggiatori, la Sandra in testa. Ci sistemiamo e dopo pranzo, dalla vicina stazione, prendiamo il treno che ci condurrà direttamente al centro di Londra. Facciamo una lunga passeggiata costeggiando il Tamigi, dal bellissimo Tower Bridge sino al Big Ben. La coda per entrare alla abbazia di Westminster è interminabile e pertanto soprassediamo. Quasi di fronte, c'è una hall dove presumiamo si celebri una festa di laurea in quanto i festeggiati, che stazionano nel giardino antistante, hanno tutti il classico cappello quadro con fiocco spiovente e la toga nera. I casi sono due: o il corso è stato particolarmente duro, o i beveraggi della festa erano notevolmente alcolici, poiché qui tutti ostentano la massima felicità continuando a scambiarsi baci e abbracci ed a lanciare in aria i berretti. Torniamo verso Trafalgar Square dove dalla vicina stazione di Charing Cross riprendiamo il treno per Abbey Wood. Giù dal treno, sulla strada per il campeggio, c'è un supermercato gestito da indiani (nel senso di provenienti dall'India) che rimane aperto tutti i giorni fino alle 21 e risolve così non pochi problemi di approvvigionamento. Nel camping sono arrivati altri camper e molti sono italiani e sono loro i principali indiziati quando a tarda sera viene rinvenuto, tra i bidoni dell'immondizia, il cadavere di una dama alla quale è stato tirato il collo! Nulla di cruento, si tratta di una dama da cinque litri di rosso del Salento (scusate la rima).

Giovedì 15 Luglio 1999: Londra. Giornata poco nuvolosa che volge al sereno. Con il comodo trenino andiamo a Londra per recarci subito a Buckingham Palace per il cambio della guardia. Percorriamo tutto il Mall incrociando un plotone di Guardia Reale a cavallo che ha un trombettiere da crocefiggere sul posto, tanto è stonato. Lungo il bellissimo viale, sono tanti i nuovi taxi che vi transitano ma pure se hanno mantenuto una struttura di carrozzeria simile a quella dei tipici e vecchi taxi londinesi, sono naturalmente molto meno suggestivi degli originali. Riusciamo a trovare posto sul lato sinistro del monumento prospiciente il palazzo. Probabilmente il punto d'osservazione migliore è sulla scalinata del monumento stesso, proprio di fronte al balcone reale perché si ha modo di tenere sott'occhio le due entrate laterali nonché tutto quello che succede nel cortile. Il cambio avviene alle 11.30: inutile dire che i posti sulla suddetta scalinata sono esauriti già da diverse mezz'ore. C'è un magrissimo poliziotto a cavallo il cui compito dev'essere quello di controllare che nessuno si arrampichi sulle statue del monumento e si incazza terribilmente con un gruppo di monelli, più o meno dodicenni, che sembrano essere lì apposta per rendergli la vita difficile. A risolvere la situazione, giunge un minuto ed anziano signore in borghese con una trasmittente ed un auricolare simile a quelle degli agenti segreti: mi fa tenerezza pensare che sia uno 007 ormai in disarmo. Dopo la cerimonia, la Sandra pretende che venga rispettata la tradizione iniziata nella nostra precedente visita a Londra: pranzo a palazzo reale! Detto fatto! "Onions and moustard?" chiede il maitre con professionalità, "Of course" rispondo io con mondana sufficienza. (Bisogna ammettere che mangiare un fetentissimo hot dog però acquistato dal carrettino davanti a Buckingham Palace, è tutta un'altra cosa!). Passando per Green Park, Piccadilly e Regent Street andiamo verso Carnaby Street e sono felice perché lì potrò rivisitare il negozietto di uno dei più vecchi produttori di pipe e miscele di tabacco di Londra, Inderwick's, fondato nel lontano 1797. Invece il negozio non c'è più: mi sento come un bimbo al quale abbiano rubato l'orsacchiotto preferito. Per strada c'è un vecchietto che qui lucida scarpe dal 1947, almeno così dicono i cartelli che espone, e dice che il negozio è chiuso o trasferito ma non sa indicarmi dove. Un indiano (sempre dell'India) dice che potrebbe essere in Oxford Street ma non sa essere più preciso. Annego la delusione in una fresca birra del vicino Shakespeare Pub. Giriamo ancora un po' per le vie di Soho e raggiungiamo la caratteristica Chinatown poi, per riposarci un po', con i nostri biglietti giornalieri, ci facciamo scarrozzare dai caratteristici autobus a due piani. E' una buona idea, cambiando tre linee giriamo un quarto di città in poco più di un'ora sempre comodamente seduti al panoramico piano superiore. Ritornati a Trafalgar Square visitiamo l'adiacente mercatino di cianfrusaglie e poi andiamo in stazione per il ritorno ad Abbey Wood. Dentro c'è molta confusione, sono le 18.30 e quindi è l'ora di punta però sembra che ci sia un qualche disservizio o sciopero perché le partenze di alcuni treni vengono cancellate. Non è una scusa, la situazione è così caotica che sbagliare treno è quasi d'obbligo. E noi non ci facciamo pregare, anzi corriamo pure per non perderlo, quello schifoso di un treno, che oltre ad essere pieno all'inverosimile, è un diretto che non si fermerà prima di aver corso per un'ora fino a Tonbridge, da qualche parte a sud-est di Londra, addirittura fuori dalla cartina dei trasporti urbani! Il controllore è molto gentile e comprensivo anzi, continua a scusarsi lui per il disguido e non ci fa pagare il supplemento che dovremmo. Scendiamo e prendiamo il treno in direzione Londra che fortunatamente arriva subito. Quando mostriamo i nostri biglietti urbani al nuovo controllore, ci chiede se abbiamo sbagliato treno nel tono di chi conosce già la risposta e anche lui ci grazia del supplemento. Verso le 21 finalmente caaasaaa!!! Nel campeggio, mentre attraversiamo il prato, salutiamo l'equipaggio di un camper tedesco che ci risponde calorosamente in italiano mentre gli equipaggi di due camper italiani fanno gli indiani (nel senso che non ci filano neanche di striscio, è triste ma è così.). Mentre ceniamo una volpe un po' spelacchiata, gira guardinga tra i camper in cerca di cibo o scarpe.

Venerdì 16 Luglio 1999: Londra. Giornata nuvolosa ma non piove. Andiamo al mercato dell'antiquariato di Bermondsay che dovrebbe essere il più importante di Londra dopo quello di Portobello. Scendiamo alla stazione di London Bridge, per strada mentre guardiamo la cartina per orizzontarci una signora si ferma, ci chiede se vogliamo aiuto e ci indica la strada per il mercato (qualcosa sta cambiando in Inghilterra). Il mercatino è vasto, si tiene solo di venerdì ma alle 12 cominciano a smontare per chiudere alle 14. Si dice che gli affari migliori si fanno all'alba. Per come la vedo io, a parte qualche pezzo d'argenteria e qualche orologio da tasca che potrebbero essere interessanti con un cambio della sterlina per noi un po' più ragionevole, il mercato non offre molto di più delle nostrane bancarelle. Di fianco al mercato c'è un bel pub: il Marygold free house (free house perché il locale non è legato ad un'unica qualità di birra ma se ne possono gustare di diverse marche). Sosta per il pranzo. Chiediamo il piatto del locale e ci viene servito il Marygold platter, una sorta di incubo sotto forma di una montagna d'insalata mista contornata da una frittura di patate, calamari, merluzzo, funghi ed una cosa non meglio identificata ma commestibile e gradevole. A corredo, due bicchierini contenenti ketchup inglese dal gusto affumicato e mayonese di Digione al rafano. Il tutto per 2,5 sterline. Superato il primo momento di imbarazzo, il piatto risulta essere molto appetitoso e lo spazzoliamo con una pinta di birra. Dopo pranzo torniamo in centro in autobus e passeggiamo da Trafalgar a Leicester Square dove c'è la statua dedicata a Chaplin. Nei bagni sotterranei della piazza, vedo un punk davanti ad un asciugamani elettrico: sembra che tenga sotto il getto d'aria una specie di fagotto e invece, guardando meglio, è un grosso serpente che sta evidentemente scaldando (quando si dice l'amore per gli animali!) Completata l'operazione, il punk si mette al collo il rettile, lascia anche lui una pisciatina e torna a sdraiarsi nei giardini. Passiamo ancora da Soho e davanti ad un locale dove danno spettacoli hard dal vivo, propongo ai nostri sposini di unire l'utile al dilettevole: la Giovanna m'incenerisce con lo sguardo (come non detto). Arriviamo in Kingly street, una via parallela a Carnaby street, dove c'è un negozio che vende solo dischi e gadget dei Beatles. Sempre per via del cambio risulta essere piuttosto caro ma valeva una visita poiché la musica ed i video che vi vengono diffusi sono impagabili (quasi mi commuovo nel sentire un brano che non ascoltavo da circa trent'anni). Proprio per non uscire a mani vuote compro un mouse pad con la foto dei mitici. Riprendiamo il nostro giro. Avevo letto su qualche guida che in Lamb's Street c'è un vecchio pub che era solito frequentare Dickens. Decidiamo di arrivarci a piedi. E' una bella scarpinata da Soho, ma ci dà modo di vedere un pezzetto di Londra fuori dai classici itinerari turistici. Anche in questo caso, lungo la strada mentre consultiamo la cartina, una donna si ferma spontaneamente e ci indica la strada (decisamente qualcosa sta cambiando in Inghilterra!). In Lamb's Street c'è un unico pub, il Lamb's appunto, vecchio, confortevole ma non vi è all'interno, alcun riferimento a Dickens. Siamo stanchi per stare a sottilizzare e decidiamo che il pub è quello, brindando con una buona bitter. Le signore chiedono uno shandy che altro non è che un "gasbir" come lo chiamano in Brianza: un beverone misto di birra e gazzosa. Torniamo al campeggio (molto attenti ai treni) e subito una fresca doccia. Un simpatico inglese entra nei bagni urlando: "Dov'è la mia doccia? Voglio la mia doccia!" gli diamo immediatamente priorità di scelta. Appena ricomposto e rinfrescato chiede da dove veniamo, se in Italia vi sono campeggi altrettanto confortevoli e continua a decantare la comodità e la bellezza di Abbey Wood tanto che ho il sospetto che sia uno dei proprietari. Anche stasera scambiamo cordiali saluti con i tedeschi. Di volpi invece non se ne vedono.

Sabato 17 Luglio 1999: Londra - Edimburgo. Mattinata quasi serena. Lasciamo Abbey Wood, il programma è semplice: "si va in direzione Edimburgo e dove si arriva, si arriva…". Sbagliamo strada quasi subito e ci infiliamo in una via senza uscita; mentre facciamo inversione di marcia, un uomo si ferma in mezzo alla strada a dirigere il traffico per agevolarci nella manovra (crolla definitivamente il pregiudizio dell'inglese freddo, scostante e menefreghista). Finalmente sulla M1 in direzione North. Il traffico è intenso ma molto disciplinato, gli automobilisti inglesi sono correttissimi: quando si vuole sorpassare basta mettere la freccia ed i veicoli che sopraggiungono rallentano segnalando coi fari quando uscire e quando rientrare a sorpasso ultimato, una vera libidine per chi è abituato al "rollerball" delle tangenziali italiane. Purtroppo c'è anche una nota dolente perché sulla corsia opposta alla nostra, vediamo un grosso cane nero che corre tra le macchine. Ha un palmo di lingua fuori e sembra letteralmente impazzito dal terrore: non possiamo fare niente se non prendere atto dell'ennesima dimostrazione che abbandonare un cane in autostrada è una delle crudeltà più atroci che si possano fare all'animale. Facciamo il primo pieno in terra inglese e ci succhia quasi 150 carte da mille! Sulla strada, poco prima di Consett vicino ad un campo d'aviazione, c'è un enorme monumento metallico raffigurante un Icaro stilizzato. Continuando nel viaggio, ci accorgiamo che il paesaggio sta decisamente cambiando, quasi a segnalarci che siamo vicini alla nostra meta. Passiamo sotto imponenti e minacciosi nuvoloni scuri che di tanto in tanto lasciano filtrare un raggio di sole che cambia letteralmente il panorama facendo risplendere i colori cupi di poco prima. A momenti esco di strada, perché mi distraggo guardando un grande campo d'orzo che si muove al vento con una lentezza irreale, quasi fosse un lago di denso olio dorato. E finalmente un cartello ci dà il benvenuto in Scozia! C'è un prato pieno di quelle che a prima vista sembrano buche di talpa: no, si muovono! Sono conigli selvatici a decine, forse centinaia. Siamo contenti, è tutto bellissimo e continuiamo a viaggiare fino a giungere ad Edimburgo: ci siamo schiumati oltre 700 km ma non è stato per niente faticoso, le fatiche cominciano entrati in città. Trovare un campeggio è un'impresa, quello che ricordava l'Egidio non c'è più. Edimburgo è una città bellissima, anche nei sobborghi, ma preferiremmo visitarla con più calma. Chiedo informazioni a una ragazzina dai capelli color del rame che sembra faccia apposta a parlare velocissimo. Non capisco nulla finché non si incontra un pacato signore che con estrema precisione ci indica la strada per il Mortonhall Caravan Park. Le ragazze della reception hanno tutte una leggera maglietta con il logo del camping, sul soffitto c'è un ventilatore che gira a manetta ma fuori, almeno per noi, fa un freddo becco! Il campeggio è ben tenuto, ci vengono assegnate le piazzole e finalmente doccia, pastasciutta e relax. Il sole comincia a tramontare alle 22.30.

Domenica 18 Luglio 1999: Edimburgo. Stanotte ha piovuto, oggi è nuvolo e un maglioncino non è per nulla sgradito. Fuori dal campeggio c'è un prato recintato dove pascolano alcuni bovini delle Highlands, dal caratteristico manto a pelo lungo e lanuginoso e le imponenti corna. Vengono incessantemente fotografati dai campeggiatori che escono, neanche si trattasse di Claudia Shiffer e Naomi Campbell. La fermata del bus che porta in centro è proprio all'ingresso del camping ma il viaggio, peraltro non eccessivamente lungo, risulta essere uno stress incredibile in quanto c'è una fermata ogni cento metri e il conducente deve occuparsi anche della vendita dei biglietti. Finalmente si arriva. Essendo domenica, lungo le vie del centro, ci sono moltissimi pipers nelle caratteristiche divise dei vari reggimenti scozzesi, che si danno il cambio per intrattenere il pubblico fino a pomeriggio inoltrato con le loro suggestive esecuzioni musicali. Guardandoli soffiare, ci si rende conto che la cornamusa non dev'essere uno strumento tanto facile da suonare. Il castello apre alle 13 per le visite, quindi libero sfogo allo shopping nei numerosi negozi di souvenir sulla High Street. Vicino al castello c'è una bellissima cattedrale in stile gotico, evidentemente sconsacrata, adibita a centro commerciale con tanto di fast food incluso, ne rimango letteralmente sconcertato. Non si tratta di bigottismo ma, secondo me, un luogo che è stato il simbolo dell'espressione della fede di tanta gente (di qualunque fede si tratti) credo che meriti una collocazione un po' più nobile. Poco oltre ne troviamo un'altra adibita a libreria (va già meglio). Ci rifacciamo con la visita alla cattedrale di S. Giles al cui ingresso sosta diritto come un fuso e soffiando come un mantice, l'immancabile piper. All'interno c'è una piccola cappella (Thistle Chapel) che contiene un magnifico coro in legno finemente intarsiato. Lungo la navata aleggia, invece del prevedibile profumo d'incenso, uno strano odore di cucina. Il mistero è presto svelato: in un angolo della chiesa, vicino all'uscita secondaria, c'è una scalinata che conduce ai sotterranei dove vi si possono trovare i bagni ed un piccolo locale dove vengono serviti pasti caldi. Gli avventori sono tutte persone anziane e poco abbienti a giudicare dall'aspetto. Mi piace questa concezione di chiesa quale luogo adibito non solo al conforto spirituale ma anche a quello corporale. Proseguiamo lungo il cosiddetto Royal Mile, l'insieme di strade che dal castello portano al Palace of Holyroodhouse, dove risiedono i sovrani d'Inghilterra durante le loro visite in Scozia, e arriviamo fino alla casa-monumento di John Knox (riformatore scozzese, dicono le guide). Visto che sono le 12.30 entriamo nell'adiacente pub, il Royal Mile appunto, che ha una tranquilla ed accogliente saletta dove si può pranzare lontano dall'eventuale chiasso del bar. Da inguaribili curiosi, l'Egidio ed io prendiamo il coraggio a due mani ed ordiniamo l'haggis, il tipico piatto scozzese. Per chi non lo sapesse, l'haggis viene preparato con lo stomaco di una pecora riempito delle sue frattaglie (cuore, fegato, polmoni ed altre schifezze varie) mischiate con farina d'avena, grasso di montone, cipolle, pepe, sale e fatto cuocere per alcune ore. Il ripieno viene poi tritato e servito come una specie di hamburger disfatto, con chips e chappit tatties (volgarissimo purè di patate). Al gusto risulta piuttosto piccante e, se non si pensa a cosa si sta mangiando, è anche abbastanza gradevole. Inutile dire che la digestione è lunga, laboriosa e a volte fragorosa. Dopo pranzo ci dividiamo: la Sandra continua nello shopping mentre il resto della compagnia dirige verso il castello al cui ingresso ci sono due soldati di sentinella con tanto di fucile automatico con baionetta innestata, divisa militare, aspetto marziale ma di sesso inequivocabilmente femminile, il che non le rende meno minacciose ma suscita inevitabilmente la curiosità dei turisti e le foto si sprecano. Dai bastioni si gode un bellissimo panorama della città, visitiamo i vari musei militari dei reggimenti scozzesi, che conservano interessanti cimeli delle varie campagne alle quali hanno partecipato. Interessante anche la prigione militare e i sotterranei dove vi è conservato il Mons Meg, un cannone del 1400 con una bocca di oltre mezzo metro di diametro. Sempre nei sotterranei c'è un set fotografico dove ci sono sarte, truccatrici e computer che elaborano le immagini, per permettere ai turisti di farsi fotografare nei costumi d'epoca. Sono molto meticolosi nei preparativi ed il divertimento è più quello del pubblico che vi assiste che di quelli che pagano per farsi fotografare. Al termine della visita, verso le 17 ci si ritrova con la Sandra per un altro giro del centro città, inizia a piovigginare e i pipers cominciano a ritirarsi. Dopo un'oretta quando la pioggia si fa più decisa, rientriamo in campeggio. Stasera tocca a me e all'Egidio lavare i piatti.

Lunedì 19 Luglio 1999: Edimburgo - Dalwhinnie - Dornoch. Ha continuato a piovere per quasi tutta notte, stamattina è molto nuvoloso. Anche in questo campeggio ci sono delle volpi, la Sandra ne ha vista una all'alba che si aggirava per il prato. Andiamo a scaricare i serbatoi e incontriamo due camper di Perugia che vengono dalle Highlands, hanno trovato un tempo infame e la cosa non ci incoraggia molto. Si dirige sempre verso nord con la A9, il tempo rimane nuvolo ma non piove, c'è vento. Il viaggio è comunque molto piacevole, il traffico non è intenso ed il panorama è veramente splendido e rilassante: non si contano le tonalità di verde. Giungiamo a Dalwhinnie ed andiamo a visitare l'omonima distilleria di whisky che è uno dei sette più rinomati delle Highlands. Già nel parcheggio, l'odore della fermentazione è molto intenso; la guida parla in un inglese molto veloce e stretto per cui, quando qualcosa sfugge, dobbiamo farci aiutare dall'Egidio che conosce tutto il procedimento di lavorazione. Molto interessante comunque, valeva la visita. I prezzi sono comunque proibitivi sia per il cambio che per le tasse che qui gravano sugli alcolici: una bottiglia, qui nella distilleria, costa circa il doppio di quanto si paga in Italia. Assurdo! Al termine del giro ci offrono un assaggio del loro prodotto: squisito certo, ma sono le 13 e siamo a stomaco praticamente vuoto. Usciamo dalla distilleria e ci fermiamo in un parcheggio di un vicino paese per mettere giù qualcosa che assorba un po' i fumi dell'alcool. Durante il pranzo inizia a piovere forte; si fermano due con una splendida MG d'epoca scoperta. Fanno una fatica incredibile per alzare la capote, è più l'acqua che prendono che quella che riescono a salvare all'abitacolo e appena hanno finito, smette immediatamente di piovere. Fanno finta di niente e ripartono con la capote alzata e i vetri appannati. Ripartiamo anche noi. Non vorrei ripetermi, ma il panorama continua ad essere incantevole. Arriviamo a Dornoch dove le guide ci segnalano un campeggio, sbagliamo la deviazione e così ci tocca di far inversione di marcia in una piazzola lungo la strada. La Sandra si offre di scendere per aiutarmi nella manovra, io declino con sufficienza in quanto la strada è molto larga e, in retromarcia, urto con il posteriore contro un grosso cavo d'acciaio posto a cavallo dei paracarri della piazzola. Salta il rifrangente d'angolo e si rompe un pezzetto della carenatura posteriore. La Sandra non profferisce verbo ma il suo silenzio è sicuramente meno clemente dell'arringa del pubblico ministero nel processo contro Jack lo Squartatore! Dal canto mio ostento una flemmatica indifferenza dissertando sull'inopportuno vezzo degli scozzesi di tendere un cavo d'acciaio tra i paracarri ma nel contempo, tra me e me, faccio una severa autocritica (…sono una testa di czz, sono una testa di czz, sono una …). Arriviamo al Pitgrudy Caravan Park che è situato appena fuori Dornoch: è bellissimo, le piazzole riservate ai camper hanno la base in cemento per non impantanarsi in caso di pioggia ed ognuna ha un rubinetto dell'acqua e un pozzetto per le acque grigie, i piccoli bagni sono in uno stato di pulizia a dir poco eccellente e anche il panorama circostante è bellissimo. Con un tubetto di silicone e nastro superadesivo, riesco a rimediare alla meglio al danno prodotto; la serata è tiepida ma quando decidiamo di mangiare all'aria aperta inizia a piovere così tutti dentro e pastasciutta per consolarsi delle sorti avverse.

Martedì 20 Luglio 1999: Dornoch - Golspie - John O'Groats - Bettyhill. Stanotte ha piovuto ma stamattina è sereno e fa quasi caldo. Andiamo a Dornoch per fare un po' di spesa. Bello il paese, piccolo ma accogliente e tranquillo, anche qui tanti i Bed and Breakfast. Sempre sulla strada verso nord, arriviamo a Golspie per visitare il bel castello di Dunrobin. Nell'ampio parcheggio ci accoglie un giovane suonatore di cornamusa nell'impeccabile divisa con kilt. L'interno è bellissimo ancora arredato come all'epoca dei proprietari, i duchi Sutherland, dalla grande sala da pranzo elegantemente apparecchiata per dieci, alla sala del biliardo, le camere da letto e via via sino alla ricca biblioteca. C'è un ritratto di Garibaldi ed un cartello che annuncia che qui pernottò il nostro eroe dei due mondi, dimenticando persino una pantofola ora conservata in una vetrinetta (…notte movimentata?…). Alle 13, nel bellissimo giardino, c'è una delle tre esibizioni giornaliere dei falconieri che, con falchi appunto ed altri rapaci, intrattengono i visitatori con un divertente ed interessante spettacolo. Mentre sto filmando, l'istruttore mi si mette dietro le spalle e chiama un falco. Rimango immobile (più per la paura che per sangue freddo) ed ho modo di riprendere l'attacco del rapace che plana con gli artigli protesi, a pochi millimetri dalla mia testa sfiorandomi i capelli. Emozionante, ma bella la ripresa. Al termine, andiamo a vedere gli altri rapaci che non sono stati impegnati nello spettacolo e poi, sempre passeggiando per il giardino, andiamo verso una specie di grande serra adibita a museo. Questo potevamo anche risparmiarcelo poiché è pieno zeppo dei trofei di caccia che i duchi Sutherland hanno preso durante i loro viaggi, soprattutto in India: centinaia di animali grandi e piccoli ammazzati, decapitati ed impagliati per il piacere e la vanità dei nobili signori. Dopo uno spuntino ripartiamo in direzione nord seguendo la strada lungo la costa, a circa 20 km da John O' Groats, la nostra meta, inizia a piovere e la pioggia ci accompagnerà sino all'arrivo ma non guasterà comunque la bellezza del panorama circostante. Arriviamo finalmente all'estrema punta di nord est della Scozia: effettivamente non è che ci sia molto da vedere ma la Sandra ed io siamo comunque soddisfatti perché questo è il luogo più a nord che abbiamo mai visitato. C'è un grande parcheggio con molti camper, uno ha sul tetto una bandiera italiana, un altro una bandiera nera pirata con tanto di teschio e tibie incrociate. Da qui partono i traghetti per le isole Orcadi che purtroppo non potremo visitare per mancanza di tempo così non ci resta che visitare the Last House, l'estrema costruzione dell'isola britannica, ora adibita a negozio di souvenir con un piccolo museo annesso. Facciamo ancora due passi per il paese e poi dirigiamo verso ovest sempre lungo la costa. La strada si stringe fino a diventare una delle caratteristiche single track con le piccole piazzole per smistare il traffico; c'è molta cortesia da parte degli automobilisti scozzesi e quando si incrocia un altro veicolo non c'è assolutamente alcun problema di precedenza: ci si ferma o si passa a seconda di chi è più vicino alla piazzola e, cosa molto simpatica, ci si scambia sempre un cortese gesto di saluto. Ora, vedendo cosa succede ai nostri incroci anche quando sono regolati da semafori, viene da pensare che se ci fosse questo sistema viario anche in Italia, si sprecherebbero gli imbecilli che tirerebbero notte, radiatore contro radiatore, nel decidere chi deve passare per primo. Lungo la strada, ci fermiamo per guardare da vicino alcuni dei numerosissimi e strani fiori che non hanno petali ma ciuffetti di fili lanuginosi e bianchi che anche al tatto ricordano la lana grezza. L'Egidio, che può vantare due spedizioni a capo Nord, ci dice che sono piante piuttosto comuni a queste latitudini. Poco oltre, la strada comincia a diventare un po' difficile per via di numerosi lavori in corso per allargarla, siamo anche un po' stanchi e giunti a Bettyhill, quattro casette in croce e un campeggio adagiato sul fondo di una piccola valle, ci fermiamo. L'insieme è abbastanza squallido se rapportato alle meraviglie del paesaggio viste sinora, ma si sono fatte anche le 20,30 e ci adattiamo. I bagni sono insufficienti, non c'è camper service ma c'è una tritapalle francese che prima litiga con dei tedeschi perché non tengono al guinzaglio il loro giocoso ed innocuo cucciolone di labrador, poi se la prende con dei ragazzi che lavorano ai cantieri stradali perché, a suo dire, dalla loro roulotte esce della musica troppo rumorosa e alla fine tenta di coinvolgere anche noi nelle sue proteste (…ma va a ciapà i ratt!!!…). La serata è fresca e pare fatta apposta per la griglia, per cui si cena con bruschette e spiedini. Dopo cena vediamo qualche coniglio selvatico che gira per il prato ma non si avvicinano nemmeno con dei pezzi di carota con i quali la Sandra tenta di attirarli.

Mercoledì 21 Luglio 1999: Bettyhill - Loch Ness - Fort William. Stanotte ha piovuto forte e a più riprese ma la mattina è piacevolmente serena. Prendiamo la strada verso sud che costeggia il fiume Naver che nasce dall'omonimo lago, è una single track che ci condurrà fino a Bonarbridge. La strada è lunga circa ottanta km e per me ripaga abbondantemente i quasi tremila che si sono fatti per arrivarci! Non è agevole, almeno per me, guidare un camper su questa stretta carreggiata tuttavia credo di non avere mai guidato così volentieri e rilassato in vita mia: la giornata è bella e con il sole il paesaggio appare ancora più splendido, con le colline dalle mille tonalità di verde e rosso solcate da decine di torrenti color ruggine, le pigre pecore che si scansano appena al nostro passaggio, i conigli selvatici, grassocci e impacciati, che attraversano la strada trottando e agitando comicamente i grossi deretani e la tranquillità di questa natura apparentemente incontaminata. Se ogni tanto si incontra un pastore o un contadino o chiunque altro, c'è da scommettere che ci rivolgerà un sorriso ed un garbato gesto di saluto. Lasciamo strada a due motociclisti tedeschi che si sbracciano in ringraziamenti. Pur non essendo un motociclista sfegatato, penso che dev'essere una libidine farsi questo itinerario nella libertà delle due ruote. Ci fermiamo sulle rive del Loch Naver per prendere qualche foto; qui c'è un piccolo campeggio in una posizione incantevole, frequentato da molti canoisti. Poi la strada sale ed il paesaggio cambia ancora, più brullo e reso un po' freddo nei colori anche dai grossi nuvoloni che per lunghi tratti oscurano il sole e poi si riscende questa volta passando attraverso un bosco e costeggiando un altro lago. E' tutto bellissimo! Sono certo di non essere riuscito a descrivere appieno le sensazioni provate, posso solo dire che ripensando a quella mattina, le immagini che mi tornano alla mente sono quanto di meglio possa assimilare al concetto di serenità e pace. Passiamo Bonarbridge e dirigiamo in direzione Loch Ness. Ebbene sì, nonostante i numerosi scritti su Turismo Itinerante che consigliano di evitarne la visita, siamo del parere che venire per la prima volta in Scozia e nemmeno passare per il Loch Ness, è come andare a Parigi la prima volta e non vedere le grandi pale illuminate del Moulin Rouge. Effettivamente, a parte un bel panorama lacuale, non c'è altro da vedere se non un caotico paese con tanti negozi di souvenir alcuni dei quali cercano di smerciare whisky di scarsa qualità a prezzi impossibili. Solo una cosa vale la pena del passaggio sul lago e sono i bellissimi ruderi di Urquhart Castle che purtroppo possiamo appena intravedere da lontano poiché due poliziotti non lasciano entrare i nostri mezzi nel piccolo parcheggio antistante e non ve sono altri nel raggio di qualche chilometro. Proseguiamo sino ad arrivare a Fort William, in una serata nuvolosa e umida. E' una bella cittadina con un altrettanto accogliente e confortevole campeggio. Concedo un'altra applauditissima esibizione di carbonara e poi a nanna con ancora negli occhi gli indimenticabili panorami delle Highlands.

Giovedì 22 Luglio 1999: Fort William - Oban - Longtown. Stanotte ha fatto freddo ed abbiamo acceso un po' la stufa. Questa mattina si sono alzate le nuvole lasciando vedere un bel panorama di alte montagne che circondano il campeggio e sembrano volerlo racchiudere nel loro abbraccio. Del campeggio ho già detto, nei comodi bagni c'è una piacevole musica discretamente diffusa. Appena fuori città ci sono i ruderi del piccolo Inverlochy Castle, si trova sulle rive di un placido torrente ed anche se di castello ne è rimasto ben poco vale una breve visita. Sempre dirigendo verso sud-ovest, prendiamo la panoramica strada che costeggia il Loch Linnhe e che ci condurrà sino a Oban. Sempre per il poco tempo a disposizione, rimandiamo al prossimo viaggio (perché abbiamo deciso che ce ne sarà sicuramente un altro!) la visita all'isola di Skye. Poco prima della città di Oban, c'è il Dunstaffnage Castle su una collina prospiciente l'isola di Linsmore e lo stretto di Mull, sempre ruderi ma più interessanti e molto meglio conservati di quelli dell'Inverlochy tanto che è possibile passeggiare per i camminamenti lungo le mura godendosi un bel panorama. All'interno delle mura, si riescono a distinguere ancora alcuni locali come la grande cucina con tanto di camino. Vicino al castello, separata da un piccolo bosco c'è, anch'essa ridotta a rudere, la chiesa o chapel del castello con interessanti decorazioni in pietra alcune delle quali ancora discretamente conservate. Arriviamo a Oban, la città che da il nome ad un'altro dei sette rinomati whisky delle Highlands, è molto bella e caratteristica soprattutto nella zona adiacente il porto. Fuori città c'è una piccola fattoria che vende bistecche di bovino delle Highlands e anche se ci costano un mezzo occhio ne prendiamo 4 per la grigliata di stasera. Poco oltre c'è un parcheggio proprio di fronte ad un piccolo fiordo, sono le 13, c'è uno splendido sole il posto è bellissimo e tranquillo ed è proprio adatto per una rigenerante sosta. Sul prato antistante l'acqua, pascolano placidamente un piccolo gregge di pecore ed alcuni bovini. Vedere un vitellino amorevolmente curato dalla madre, ci fa provare un po' di rimorso per le bistecche nel frigo ma purtroppo non siamo ancora del tutto vegetariani. Ripartiamo. A, Loch Awe, purtroppo non troviamo un posto adatto per fermarci e goderci appieno lo splendido colpo d'occhio che regala l'immagine dei bellissimi ruderi del Kilchurn Castle che si riflettono nel lago. Riusciamo solo a intravederli passando. E allora avanti, la bussola sul cruscotto continua a segnare malinconicamente ed inesorabilmente il sud fino ad arrivare a Glasgow. Forse è solo suggestione, ma dopo i pochi giorni passati respirando la pura e frizzante aria delle Highlands, sembra qui in città di respirare a fatica. Proseguiamo ancora un po' fino a Longtown dove c'è un piccolo campeggio a poche centinaia di metri dal cartello Welcome to England. Tristezza!. Ma la giornata è ancora bella il campeggio è accogliente e, evento da filmare: abbiamo aperto il tendalino! Doccia, bucato e grigliata con bistecche e patate al cartoccio. Verso sera si alza un gelido vento che consiglia l'accensione della stufa.

Venerdì 23 Luglio 1999: Longtown - Chester - Gloucester. La mattina è freddina ma tende al bello. Il proprietario del campeggio vende uova fresche appena raccolte nell'adiacente pollaio. Il camping è bello e molto pulito ma anche qui, come dappertutto in Inghilterra, ci sono nei bagni gli scomodissimi rubinetti a pressione che costringono a lavarsi la faccia con una mano sola. In paese troviamo un distributore dove, oltre al rifornimento di gasolio, la Sandra può acquistare un piccolo nido in legno che quest'inverno servirà da ricovero ai passerotti Peresi (nel senso di abitanti di Pero). Si va verso Chester. Vicino al centro c'è un comodo parcheggio anche se un po' caro (3£). Il centro storico è veramente bello e caratteristico. Lungo il viale principale ci sono su entrambi i lati, dei portici a due piani dove, soprattutto su quello superiore, vi sono moltissimi negozi di antiquariato. Arrivati in fondo al viale ci fermiamo per il pranzo in un pub che, come in tutti quelli visitati, ha un prezzo ragionevole nonostante il cambio. Dopo pranzo visitiamo la bella cattedrale di Chester al cui ingresso veniamo accolti da anziane, gentili e sorridenti signore, tutte con la classica tunica rossa della chiesa anglicana, che ci danno depliant esplicativi in italiano e ci invitano a versare 2£. Anche qui c'è un punto di ristoro ma forse più a beneficio dei turisti che dei bisognosi. Ripartiamo continuando l'avvicinamento a Stonehenge. Sulla M6 le aree di sosta sono piuttosto rare ma, particolare interessante, hanno posti di parcheggio e pompe di carburante riservate alle caravan ed ai camper. Arriviamo a Gloucester. In centro vediamo un paio di quelle buffe auto a tre ruote, sempre presenti e tanto bistrattate nei telefilm del famoso mr. Bean. Troviamo un campeggio fuori città, posto sulla riva del fiume Severn e proprio sul grande prato dietro ad un frequentatissimo pub che ha più l'aspetto di una nostrana trattoria di campagna con tanti tavoli fissi all'esterno davanti al fiume dove vi si servono pesce fritto e patatine. Il panorama circostante è molto bello e tranquillo nonostante i numerosi avventori del pub. Ci sono le piccole tende di due ragazzi che si spostano lungo il fiume con due canoe e come valigie hanno due barili di plastica a chiusura ermetica. E' probabile che vogliano risalire il fiume fino a Birmingham. La serata è serena ma tira un vento freddo. Noi ci spariamo una pastasciutta e per scaldarci facciamo il servizio funebre all'ultima bottiglia di vino dell'Egidio che è miracolosamente scampata alle Highlands ma che, abbiamo deciso, non rivedrà il continente.

Sabato 24 Luglio 1999: Gloucester - Stonehenge - Salisbury -Chichester. Giornata splendida! Sul fiume passano potenti motobarche cariche di turisti ma non sono eccessivamente rumorose e l'atmosfera generale rimane di placida tranquillità. Sulla stretta e tranquilla strada che dal campeggio porta in città, incontriamo due signore che ci corrono incontro con il dito indice ritto tra la bocca ed il naso nel segno del silenzio. Ci fermiamo e comprendiamo che devono trasferire un cavallo particolarmente nervoso da un pascolo all'altro attraverso la strada. Teniamo i motori al minimo seguendo in corteo, a debita distanza, l'ombroso animale fino alla meta. Si viaggia sempre verso sud e si passa per Bath, curiosa città termale con le case che sembrano fatte con lo stampino e i cui comignoli sembrano stati allineati con maniacale precisione. E finalmente si arriva a Stonehenge! Nel grande parcheggio c'è di tutto dalle biciclette ai pullman, tuttavia non c'è la confusione che ci si aspetterebbe. Un po' di coda alla biglietteria ma è comprensibile, essendo sabato. Le audio guide in italiano, a differenza delle altre, sono quasi tutte esaurite e riusciamo a mala pena a racimolarne quattro. Entriamo. Il primo impatto a onor del vero, mi lascia un po' perplesso perché mi immaginavo una struttura molto più imponente di quanto realmente sia ma, sarà per la suggestione di tutto quello che si è letto e visto in tv sull'argomento, sarà per le spiegazioni dell'audio guida, sarà perché effettivamente il posto irradia una magica e seducente atmosfera di mistero, ne rimaniamo tutti letteralmente affascinati! Valeva la visita. Usciamo e andiamo a Salisbury e posteggiamo nel parcheggio di un grosso ipermercato. Appena scendo dal camper un automobilista che se ne sta andando, mi omaggia gentilmente del suo biglietto di parcheggio valido sino alle 21. L'Egidio invece cerca di pagare ad un parchimetro automatico ma gli si incastrano le monete. Fortunatamente c'è nei pressi un furgoncino con il personale di manutenzione delle macchinette che sblocca le monete dell'Egidio, e quelle di chi lo aveva preceduto, in modo che anche la sua sosta sarà a sbafo. Bello il centro città, con un piccolo canale che lo attraversa e abitato da numerosi paperi che vi sguazzano. Abbiamo qualche problema per mangiare: ci cacciano da due pub perché è passata l'ora (14,15). Il terzo, nella piazza del grande mercato, espone un cartello che dice "Food 12-7 pm" ma visti i tempi d'attesa, ci rendiamo conto che probabilmente voleva significare " ordini alle 12, mangi alle 7 pm". Quando finalmente arriva il cibo, mancano le posate e si faranno attendere anche loro per un pezzo! E' con una punta di orgoglioso nazionalismo che ho il piacere di rilevare che questo in Italia non mi è mai capitato, nemmeno nelle osterie più trucide! Finalmente rifocillati, riprendiamo il giro per il centro città che ospita una mostra all'aperto di sculture contemporanee. Alla cattedrale, un intero lato del chiostro è occupato da una scultura formata da migliaia di pupazzi di circa trenta centimetri d'altezza e fatti di terracotta. Sono tutti simili tra loro nell'aspetto e differenti solo per le sfumature del colore rosso mattone che danno al colpo d'occhio, l'immagine di un'onda. Pare siano state fatte da tutti gli abitanti di una piccola isola britannica sotto la supervisione dell'artista ideatore. All'interno della cattedrale, un nutrito coro di adulti e bambini, rigorosamente in tunica rossa, sta provando i canti per la funzione domenicale. Sono bravissimi: starei delle ore ad ascoltare quei dolci funambolismi polifonici. Ma è ora di ripartire e andiamo a Chichester dove passeremo la notte. Il camping segnalato dalle guide è pieno e ci mandano via, poco distante ce n'è un altro più piccolo ma che ha alla reception una bellissima ragazza che ci accoglie. Parcheggiamo vicino a due camper di Roma, gli equipaggi sono simpatici e ci raccontano che vengono dall'Irlanda e che ne sono rimasti un po' delusi per via del tempo pessimo che vi hanno trovato ed anche perché, a loro dire, non è granché se confrontata con la Scozia. Ceniamo all'aperto, la serata è piacevolmente tiepida e rimaniamo fuori fino a tardi. Domani si torna in continente e non è che ne siamo entusiasti.

Domenica 25 Luglio 1999: Chichester - Portsmouth - Dover - Calais. Bella mattina con un caldo sole. Scarichiamo i serbatoi e salutiamo i romani che vanno a Dover per passare la Manica fino a Calais e da li Disneyword. Noi andiamo a Portsmouth: l'intenzione è quella di traghettare a Cherbourg che è molto vicino a Mont St. Michel, nostro prossimo obiettivo. Lungo la strada, traffico domenicale diretto alle spiagge. Arriviamo al porto quasi per primi (10,30) il check-in inizia alle 11,30 e la partenza alle 13,15. Finalmente aprono: l'impiegata non si sforza minimamente di parlare un inglese comprensibile a noi mediterranei (non tutto è cambiato in Inghilterra!), non parla francese, figurati l'italiano! Riusciamo comunque a capire che la nave è tutta prenotata e che ci mettono in lista d'attesa. Ci daranno notizie alle 12,30. Alle 12,30 arriva il boss della banchina che ci dice che per tutto il giorno le navi sono complete ma forse, (e sottolinea forse) domani c'è una qualche possibilità. Decidiamo di andare a Dover. Il viaggio è piuttosto difficile perché comporta la percorrenza di buona parte della costa sud dell'Inghilterra con l'attraversamento di tanti paesi dediti al turismo balneare. Essendo domenica il traffico è molto intenso, tuttavia il panorama è apprezzabile anche per la bella giornata di sole. Finalmente arriviamo a Dover e riusciamo a trovare posto sul traghetto delle 20,15. Mentre siamo in attesa per l'imbarco, arriva una mini cabrio con la capote aperta e con a bordo una giovane famiglia tedesca. L'inconsueta macchina attira ovviamente l'attenzione e proprio quando l'interesse dell'intera banchina pare concentrato sul veicolo, la teutonica signora decide che quello è il momento adatto per cambiarsi la maglietta. L'operazione dura pochi secondi durante i quali la walkiria rimane a torso nudo: ora, sarà perché nessuno si aspettava un simile gesto, sarà perché la qualità e la quantità della merce esposta sono veramente notevoli, fatto gli è che nel parcheggio si ode un profondo e sommesso "GLUB!", dovuto ad un centinaio di pomi d'adamo che sussultano contemporaneamente. Finalmente ci si imbarca, il tempo di un panino e siamo già a Calais. Passata la dogana entriamo in città e ci troviamo quasi a disagio nell'imboccare le rotonde da destra. Il camping è pieno all'inverosimile, sono le 23 e ripieghiamo sul parcheggio della spiaggia dove vi sono già posteggiati una cinquantina di camper. Troviamo posto proprio di fianco ai mezzi degli amici romani incontrati a Chichester (piccolo il mondo). La serata è serena ma molto ventosa, facciamo una breve passeggiata sul lungomare e poi a letto.

Lunedì 26 Luglio 1999: Calais - Mont St. Michel. C'è stato vento tutta notte e se vi aggiungiamo il rumore dei traghetti che vanno e vengono incessantemente, non possiamo certo dire di aver dormito benissimo. Oggi comunque ci aspetta un tappone da 500 km fino a Mont st. Michel. Evitiamo le carissime autostrade, il paesaggio è bello ma c'è ancora vento forte. Finalmente si fa un pieno di gasolio pagando da cristiani. Avevo letto da qualche parte che il modo di guidare dei francesi è alquanto….estroso e poco dopo ne ho la riprova: una macchina è ferma ad un incrocio, mi deve la precedenza, il tizio alla guida mi guarda quasi a valutarmi in stazza e velocità e quando sono a meno di dieci metri da lui decide di partire. Pesto un'inchiodata tale che l'unica cosa che non arriva in cabina è il rotolo di carta igienica solo perché ben affrancato e chiuso in bagno. Evitiamo l'incidente per un niente e quando i capelli mi tornano in posizione normale prendo appunto di arricchire, appena tornato, il mio vocabolario di insulti in lingua straniera, perché le poche e innocenti parole che conosco non esprimono al meglio lo stato d'animo del momento. Poco oltre anche l'Egidio ha il suo magic moment con un camion, anche lui per fortuna senza conseguenze ma questo, ringraziando il cielo, sarà l'ultimo episodio sgradito del viaggio. Tranquillo e piacevole il resto del tragitto sebbene lungo, ma appena in vista del Mont St. Michel si capisce perché ne valeva assolutamente la pena: anche da lontano lo spettacolo è bellissimo. Nel grande ed accogliente campeggio cittadino, ci vengono assegnate due piazzole che hanno una magnifica vista sul monte. Una doccia e poi, gli uomini di griglia e le donne di bucato. Dopo cena stappiamo la famosa bottiglia di champagne presa a Reims all'andata perché domani, purtroppo, ci separiamo in quanto Giovanna ed Egidio devono tornare a Milano. Facciamo una passeggiata in paese per vedere più da vicino il monte in versione notturna nel suggestivo gioco di luci, ed è veramente da mozzare il fiato. Non vorremmo quasi tornare ai camper ma siamo stanchi e domani (l'Egidio dice che) vogliamo alzarci presto. C'è ancora molto vento.

Martedì 27 Luglio 1999: Mont St. Michel - Versailles. Sveglia presto per la visita all'abbazia e devo riconoscere che è una buonissima idea perché verso le 11, quando noi abbiamo quasi terminato, arriva un casino bestia. Nel grande parcheggio ci sono almeno duecento camper di cui moltissimi italiani. Devo dire che la visita all'interno è piuttosto deludente, se rapportata alla bellezza di quel che si vede dall'esterno. Il borgo in salita che porta alla cattedrale ricorda molto le stradine di S. Marino piene di negozi di souvenir e tavole calde. L'abbazia gotica è bella ma essendo stata più volte distrutta e ristrutturata, ha perso tutto quello che doveva essere il meglio in termini di affreschi e decori. Le audioguide continuano a ripetere "…immaginate come doveva essere …". Bellissimo comunque il colpo d'occhio dalla grande terrazza panoramica. Torniamo in paese per qualche souvenir e, per concludere in bellezza, decidiamo di pranzare in un ristorante che serve ostriche ed altre squisitezze di mare offerte in un ricco buffet a volontè di cruditè dal quale attingo abbondantementè. Dopo pranzo, prendiamo ancora un po' di tempo per berci un caffè insieme sul camper, ma è arrivato il triste momento dei saluti e ognuno per la sua strada: loro tornano a casa, noi che abbiamo ancora qualche giorno di ferie, andiamo a Versailles. Abbastanza mogio il viaggio. A Versailles giriamo un po' per trovare il campeggio per poi scoprire che è semplicissimo arrivarvi: basta dare le spalle alla reggia e proseguire sul viale per circa due km finché un cartello non indicherà di svoltare a destra verso il centro sportivo e l'adiacente camping. Lungo il vialone, fermi ad un semaforo, rimaniamo un po' stupiti nel vedere un bambino che da una finestra di un pianterreno ci saluta agitandosi e urlando in modo entusiastico: forse nella sua fantasia il camper gli ricorda le forme di un avventuroso veicolo spaziale, forse noi gli ricordiamo qualche eroe dei fumetti o forse, e più verosimilmente, ci sta prendendo un po' per il c…. Il campeggio è situato nella tranquilla zona dello stadio, è grande, piuttosto affollato ma bene organizzato e, neanche a dirlo, ci troviamo molti italiani. Abbiamo qualche difficoltà nel sistemarci perché il terreno è un po' in pendenza e vi sono molti alberi che rendono difficili le manovre ma con l'aiuto di un camperista di Vicenza parcheggiato nei pressi, ci piazziamo egregiamente. Stasera si cena da soli.

Mercoledì 28 Luglio 1999: Versailles. Sveglia presto per la visita alla reggia. Poco distante dal campeggio c'è il capolinea di un autobus (linea B) che ci porterà sino in centro proprio davanti all'ingresso del castello. Appena passati i cancelli, entrando nell'immenso cortile in leggera salita, si può già avvertire una sensazione di disagio dovuta alla grandezza del luogo che dà l'impressione di essere stato concepito per esprimere inequivocabilmente forza e potere. C'è molta coda alla biglietteria ma i tempi di attesa non sono lunghi. Compriamo una guida in italiano e si entra. Credo siano state scritti fiumi di parole per descrivere lo sfarzo e la sontuosa bellezza artistica di quanto si può vedere percorrendo le numerose stanze della reggia e gli appartamenti reali per cui tralascio, ma che dire degli immensi giardini, delle fontane e dei canali che vi si trovano, dei due Trianon e delle caratteristiche casette normanne di Hameau de la Reine ? Bisogna vederli, facendosi magari scorrazzare dai simpatici trenini che ricordano nella forma i TGV o a bordo delle caratteristiche carrozze trainate da cavalli. Fra tutto, volendo essere pignoli, ci si può passare una giornata, noi ce ne andiamo verso le 15 e la considerazione che ci viene spontanea a conclusione della visita, è che si può ben comprendere un popolo indigente, e di conseguenza un tantino incazzato, che stufo di mantenere i lussuosi stravizi di quella nobiltà, ti organizza quel po' po' di rivoluzione. Usciamo e ci rifocilliamo in una vicina brasserie con una fresca insalata. Giriamo ancora un po' per il centro ma non è che la città possa offrire molto, a parte la reggia, quindi torniamo in campeggio e finalmente possiamo spolverare i sellini delle bici che finora non abbiamo usato. Ci facciamo una rilassante pedalata in città che comprende una sosta in un panificio e la Sandra torna in campeggio con due lunghe e ingombranti baguettes di traverso sul portapacchi. In serata notiamo che ad intervalli regolari rientrano al camping numerose comitive: apprendiamo che dalla vicina stazione ferroviaria partono (e naturalmente tornano) molti e frequenti treni per Parigi (Montparnasse) e questo ci fa considerare il camping di Versailles una valida alternativa del campeggio di Bois de Boulogne del quale non abbiamo sentito parlare positivamente. La serata è calda, si sta volentieri all'aperto e il saporoso profumo di un ruspante sigaro toscano è proprio quel che ci vuole per ritemprarsi dopo le sfarzose meraviglie viste oggi, oltre che a tener lontane le zanzare.

Giovedì 29 Luglio 1999: Versailles - Bourg en Bress. Il mio francese fa proprio pena e alla reception del camping faccio lo spelling in inglese del mio cognome ma l'impiegata continua a non capire. Lo scrivo su un foglietto, e lei quando finalmente trova i nostri documenti esclama:" czz, ma sei italiano, non potevi dirlo prima?" (sic!) Espletate le formalità partiamo dirigendo a sud est. La tangenziale di Parigi è un gran baillame ma subito dopo la statale N6 verso Auxerre è molto bella, con poco traffico e spesso a due corsie di marcia per cui si viaggia veramente bene. A Sens ci fermiamo ad un Carrefour per un po' di spesa e il pieno di gasolio che nei centri commerciali costa meno. All'interno vediamo dei manifesti con foto segnaletiche di un presunto assassino di magistrato, latitante, armato e pericoloso dice il cartello: pensa a trovarcelo sul camper a improvvisare un remake di "ore disperate", commentiamo ridacchiando, ma prima di risalire controlliamo bene da fuori che non vi siano intrusi all'interno. Ripartiamo sempre verso sud est, le basse vigne ed alcuni grossi cartelli ci avvisano che stiamo passando per la zona di produzione di vino Borgogna, il miglior vino del mondo dicono un po' pretenziosamente. La strada è sempre piacevolmente confortevole, ed arriviamo a Bourg en Bress verso le 19. Il camping cittadino è segnalato con quattro stelle, obiettivamente direi che ne ha una di troppo ma è abbastanza ben organizzato. All'interno ci sono tante roulottes che definire stanziali è un vero eufemismo in quanto sotto le verande hanno quasi tutte cucine a gas, lavatrice, frigorifero e antenna satellitare. Nelle vicinanze, a giudicare dall'odore, deve esserci un maneggio ma questo non ci impedisce di spararci una gustosa spaghettata e una lattina di birra, presa nel mercatino del campeggio, che fa 10 gradi! Mai bevuta una cosa simile prima, ma tutto sommato ci è d'aiuto per prendere sonno velocemente.

Venerdì 30 Luglio 1999: Bourg en Bress - Albertville - Piccolo S. Bernardo - Pero. Mattinata serena e tiepida. Continua ad essere piacevole e poco trafficata la statale che ci conduce ad Albertville dove verso le 12.30 ci fermiamo per il pranzo in un grande parcheggio alberato vicino al centro. La sosta è a pagamento con parchimetri automatici, ma ho il sospetto che siamo tra i pochi che sprecano la decina di franchi necessaria. Si ferma di fianco a noi un camper francese i cui occupanti, prima ancora di spegnere il motore, si preoccupano di tirare le tende delle finestre che danno sul nostro lato (quando si dice l'affabilità e la simpatia!). Ripartiamo in direzione Italia, il paesaggio assume inequivocabilmente l'aspetto montano, si comincia a salire ed arriviamo a La Rosiere e poi il passo del Piccolo San Bernardo e la ripida discesa verso La Thuile, tutti luoghi che in "versione" invernale conosciamo a menadito da circa vent'anni ma quasi sconosciuti per noi d'estate ed è una piacevole scoperta. E poi l'autostrada per Milano e le ferie finiscono definitivamente. Il contachilometri segna 41.880. La Sandra era impaziente di rivedere Pompeo (il gatto) che quest'anno, fortunatamente, non ha rotto nulla e che appena ci vede ci elargisce le entusiastiche manifestazioni di affetto che è solito riservare al moscerino che tenta di distrarlo dalla pennica pomeridiana. La signora Maria, che l'ha accudito in nostra assenza, dice che quando lo vedeva particolarmente malinconico chiamava la sua graziosa figlia ventenne affinché lo coccolasse un po' mentre lei si occupava del cibo e della lettiera. Guardo Pompeo e la sua aria di perenne indifferenza e nel chiedermi se sia veramente così fesso come vuol farci credere, comincio ad esercitarmi nell'assumere un'espressione depressa e bisognosa d'affetto. …Hai visto mai ?…

RIASSUMENDO SUI CAMPEGGI I costi sono riferiti ad un pernottamento di 2 persone con camper e allacciamento elettrico. Il giudizio relativo ai servizi igienici riguarda principalmente lo stato di pulizia. Il giudizio relativo alla struttura, riguarda il campeggio nel suo insieme compresa l'ubicazione geografica e paesaggistica.
Anno
Nazione
Città di riferimento
Campeggio
Km dal Centro
Costo

Servizi igienici

Camper Service

Struttura

Sistemazione
Acqua Calda
Giudizio
1999
D
Donanenschingen
Riedsee
5
24 DM
ottimo
NO
buono
piazzole
gratis
buono
1999
F
Reims
Val de Vesle
8
28 FF
scarso
NO
buono
libera
gratis
sufficiente
1999
F S.
Quentin
Aubigny au Bac
1
82 FF
scarso
NO
buono
piazzole
2 FF
insufficiente
1999
GB
Chatam
Chatam
2
11 £
buono
NO
buono
libera
gratis
buono
1999
GB
Londra
Abbey Wood
30
18 £
buono
gratis
buono
piazzole
gratis
ottimo
1999
GB
Edimburgo
Morton Hall c.p.
10
16 £
buono
gratis
buono
piazzole
gratis
buono
1999
GB
Dornoch
Pitgrudy c.p.
3
11 £
ottimo
NO
buono
piazzole
gratis
buono
1999
GB
Bettyhill
Bettyhill
0
9 £
insufficiente
NO
scarso
libera
gratis
insufficiente
1999
GB
Fort Williams
Glen Nevis
2
12,5 £
ottimo
gratis
buono
piazzole
20 p
buono
1999
GB
Carlisle
High Gaitle
2
9,5 £
buono
NO
sufficiente
libera
gratis
sufficiente
1999
GB
Chichester
Wittering
6
12 £
buono
NO
sufficiente
libera
gratis
sufficiente
1999
F
Mont St. Michel
Porte de M.s.M.
1
95 FF
buono
10 FF
buono
piazzole
gratis
buono
1999
F
Versailles
International
4
132 FF
sufficiente
gratis
sufficiente
libera
gratis
sufficiente
1999
F
Bourg en Bresse
Municipal de Challes
2
83 FF
sufficiente
NO
buono
piazzole
gratis
sufficiente

I costi sono riferiti ad un pernottamento di 2 persone con camper e allacciamento elettrico.

Il giudizio relativo ai servizi igienici riguarda principalmente lo stato di pulizia.

Il giudizio relativo alla struttura, riguarda il campeggio nel suo insieme compresa l'ubicazione geografica e paesaggistica.

FINE


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