Ricordi
Quando da bambino leggevo di Lawrence d’Arabia,
dei Garamanti e dei Tuareg, di galoppate a dorso di cammello,
delle oasi, di montagne fatte di sabbia (quando allora la
sola sabbia che conoscevo era quella di Rimini), navigavo
con la mia ingenua fantasia in un mondo fatto di fieri cavalieri,
di Mille e Una Notte, sognavo l’Africa anche attraverso
i ricordi di guerra di mio padre, che mi raccontava del
deserto libico, e poi Tobruk, Tripoli, Tunisi, mitiche città
di caldo e di mosche, minareti e muezzin, datteri e cous-cous.
Ho conosciuto il deserto d’improvviso, appena fuori
dal caos del confine Tunisia – Libia, mi si è
parato dinanzi come quando apri la porta del giardino incantato,
ed ho avuto come la sensazione di essere a casa mia, un
posto
conosciuto
sebbene mai visto, che nonostante la sua vastità
ed il suo nulla ti avvolge e ti protegge.
Il niente a perdita d’occhio, spazi che ti fanno
finalmente sentire ciò che sei: piccolo piccolo,
quasi un granello di quella sabbia dallo straordinario color
rosa che è dappertutto.
La voglia di possederla, la sabbia, di distenderti lì
e stare da solo a guardare quello che ti circonda, cercando
di far parte del mondo attorno a te, il rammarico di avere
solo due occhi, ed una memoria imperfetta per ricordare
tutto.
Lo stupore di trovare una sabbia dura,
dove non sprofondi, mentre sulle dune pare di essere in
neve fresca…
Esperienza metafisica di ricordi non solo
tuoi, e ti senti parte di un Disegno superiore, condiviso
da millenni con quelli che ritrassero sulle rocce scene
della loro vita, nel tentativo magari di fermare il tempo.
Senti le mille voci del silenzio, senza finalmente il treno
che passa, le auto e gli aeroplani.
I graffiti portano a meditare com’ era a quei tempi
il Sahara: verde, pieno di alberi, animali, gazzelle poi
bovini selvatici, predatori, elefanti. Illustrano scene
di caccia, ma anche di vita di ogni giorno, il fuoco, le
lance, i matrimoni. Pare che gli uomini e le donne di alcune
tribù fossero biondi con occhi azzurri, pare che
vi sia una nave (a 500 kilometri dal mare!) sepolta sotto
la sabbia.
Il fuoco a sera rovina il buio perfetto di un cielo che
(ma non sono parole mie), pare fatto solo di stelle, con
qualche macchia di blu scuro qua e la…
Un consiglio di amici
“Se non siete mai stati in un deserto,”- qualcuno
ci disse –“se è la prima volta che andate
in Africa, ebbene, non andate in Libia a vedere l’Acacus
o il Murzuq: infatti quelli sono i deserti più belli,
più selvaggi, più ricchi di graffiti, dagli
scenari da sogno (o da incubo), che porterete per sempre
con voi, nei ricordi di viaggio, insieme con le emozioni
di notti stellate, di dune di sabbia color rosa, di rocce
dalle forme più bizzarre, di laghi salati e caldi
attorniati da un diadema di palme.
Nessun altro deserto vi darà le stesse emozioni,
nessun altra oasi vi sembrerà fresca e ricca come
quelle del Sahara Libico ed Algerino, da nessun altra parte
troverete la natura lasciata quasi intatta, non piegata
al turismo.
Piuttosto, iniziate con un deserto più… commerciale
e turistico, lasciate Libia ed Algeria per ultimi, perché
sono i più selvaggi, duri e belli.”
Il viaggio
Noi non abbiamo seguito questo consiglio, e abbiamo tentato
l’avventura nel mese di marzo (2007): partendo da
Genova, sbarcando a Tunisi, viaggio senza storia fino al
confine, da La Goulette a Tunisi, Hamamet, Sousse, El Djem,
Tatouine e poi Ras Ajdir, formalità e poi la Libia
del nord, Nalut innanzitutto e poi Ghadamés.
Nalut e Gadamés
Appena arrivati al (brutto) confine Tunisia - Libia (Ben
Guerdane in Tunisia, Zuwarah in Libia), la rotta ‘classica’
a Sud porta alla prima città , Nalut.
È Nalut un’antica sede di tribù non
più nomadi, arroccata, la città vecchia, su
un cocuzzolo che domina una valle. È un villaggio
di case arroccate una sull’altra, scavate il più
nella roccia; lì erano i granai trogloditici degli
abitanti: ogni famiglia aveva uno spazio (in proporzione
alla sua consistenza), per riporre granaglie, olive e datteri
che servivano per il suo sostentamento. Vi sono anche mulini
a pietra per l’olio ed il grano, pozzi e condotte
per l’acqua.
La città vecchia si raggiunge alla fine di una
salita, a destra, raggiungibile con il camper, che possiamo
posteggiare in un grande spiazzo sterrato.
Poi si razzola a piedi tra le viuzze ed i ruderi dei granai.
N Marocco e Tunisia esistono situazioni analoghe.
Da Nalut dopo aver superato Derdj in alcune ore di viaggio
su una comoda strada si arriva a Ghadamès.
La nascita di questa città secondo una leggenda,
si deve ad una cavalla: alcuni predoni si fermarono nei
pressi di Touat (a poca distanza da Ghadamès), per
pranzare, ma uno di loro, nel ripartire, dimenticò
qualcosa e tornò indietro cavalcando la sua giumenta.
La cavalla non volle riprendere il cammino, se non dopo
aver, con il muso ed uno zoccolo, grattato la terra dove
iniziò a zampillare della fresca acqua. I predoni
chiamarono il posto “la sorgente della cavalla”
(Ain al Fras). Lì costruirono un villaggio, che fu
chiamato Ghadamà-ams.
È
molto differente da Nalut: si respira un’aria più
‘islamica’, fu infatti costruita in tempi molto
più recenti, colonizzata dai Romani poi dai Bizantini.
La sua particolarità è che la città
vecchia è costruita su due livelli: al piano inferiore
‘la città degli uomini’, con viottoli
più simili a cunicoli, coperti e freschi, dove un
incontro con un vecchio abitante ti da un senso di pace
e saggezza, mentre nella parte superiore le donne dispongono
di passaggi sui tetti delle case senza scendere; così
si viveva senza quasi comunicare tra le due metà
del cielo, al fresco gli uomini, più al caldo ma
all’aria le donne, che in questo modo potevano cucinare
i loro ottimi cous-cous senza canne fumarie.
Le donne comunicavano tra di loro con canti e grida, solitamente
in dialetto berbero; l’usanza fu proibita per un breve
tempo dopo l’ascesa al potere di Gheddafi, ma la proibizione
non durò molto, anzi le grida ed i canti continuarono
fino all’abbandono definitivo della città vecchia.
A Ghadamès vi sono bei mercati, botteghe di antiquari
ed è piacevole passeggiare nell’oasi.
A Ghadamès vi è anche un piccolo museo di
tradizioni e costumi berberi e tuareg, da non perdere; da
non perdere anche l’ottimo cous-cous di cui sopra…
Si pernotta in un hotel, che dà, oltre lo spazio
per i camper, anche acqua e scarico.
L’indomani partenza sulla solita strada dritta e piatta
verso il Deserto vero, quello con la ‘D’ maiuscola…
Tadrart Acacus (monti Acacus)
Abbiamo
seguito la rotta classica dell’ovest: dopo Ghadamés,
siamo scesi a Sud fino a Sebah, raggiungendo con i camper
Jerma, alle porte del Parco Nazionale dei Monti Acacus,
poi con i fuoristrada noleggiati in loco siamo entrati nel
Parco.
Qui il Deserto (e lo scrivo ancora con la D maiuscola),
si esprime in tutta la sua potenza: formazioni di rocce
dalle forme bizzarre (lo abbiamo battezzato ‘Le case
delle fate’), pianori di sabbia rosa che d’improvviso
si alzano in dune dove il fuoristrada arranca per gettarsi
poi in una discesa mozzafiato.
Ogni tanto la carovana si ferma, per vedere graffiti o
giganteschi archi di roccia, o una zeriba di foglie di palma,
dove vive un anziano capo Tuareg, l’Amrar Hamdani
Khali che fu la guida del Professor Fabrizio Mori, uno studioso
italiano che negli anni ’50 e ’60 studiò
questi paraggi.
Qualche volta si incontra qualcuno, su mezzi di locomozione
i più diversi: a piedi, in cammello, in moto, in
fuoristrada, o in giganteschi camion attrezzati.
E tu fotografi, riprendi, guardi, come un goloso in una
pasticceria, non sai da che parte voltarti, dove è
più interessante guardare, più bizzarro o
semplicemente affascinante. Vale il viaggio solamente la
galoppata nel deserto, le notti sotto le stelle, i tramonti,
le albe, le orme furtive di qualche animaletto che stanotte
si è aggirato attorno alla tua tenda per cercare
qualcosa da mangiare.
Gli archi di Fozzigiaren, il Ditone di Adad, costruzioni
del più fantasioso Architetto che mai sia esistito,
cocuzzoli dall’equilibrio impossibile, e sabbia, sabbia,
sabbia…
Ogni tanto una zeriba, un ciuffo di palme, qualche segno
che ancora qualche essere umano sulla terra c’è,
le rotaie lasciate da qualcuno prima di te, gruppi di turisti,
sole.
Talvolta non sai dove guardare, vorresti possedere la terra,
diventare parte del tutto. Ma i fuoristrada viaggiano veloci
ed implacabili.
Graffiti
Ogni
tanto le guide si fermano per farti ammirare i graffiti.
Ve ne sono di ogni epoca, dalla preistoria fino ai nostri
giorni, sono una specie di giornale aperto per narrare la
vita dei nomadi. Alcuni sono impressionanti per perfezione,
armonia di forme, illustrano scene di caccia, matrimoni,
animali che sono lì scomparsi da migliaia di anni.
È un vero film all’aria aperta.
I siti con graffiti sono centinaia, ovunque una carovana
si era fermata, per un punto d’acqua o un pascolo
particolarmente buono, e lì artisti che coglievano
gli istanti
Laghi
L’erg
di Uan Kaza, dune che all’improvviso si ergono sul
piatto del paesaggio, l’inizio del Murzuq, il grande
Mare di Sabbia, la ramla dei Douada, la regione dei Mangiatori
di Vermi (il popolo dei Douada era così misero che
si nutriva dei crostacei salini che vivevano nei laghi della
regione di Mandara)con i laghi di Ma Fu, Um El Ma (la madre
delle acque), Gabroun, il più grande, dove abbiamo
fatto anche il bagno, e Mandara, tutti visitati durante
una tempesta di sabbia, che se ha disturbato un po’
ha aggiunto magia al paesaggio. (anche i camper serbano
un imperituro ricordo: dopo mesi ancora si trova della sabbia…)
Fare il bagno nei laghi sahariani del Mandara è
un’esperienza strana: l’acqua ha una temperatura
‘normale’ per circa un metro dalla superficie,
sotto (avete letto bene: SOTTO) l’acqua è calda
a livello quasi insopportabile… per fortuna, però,
essendo anche molto salata, si può stare a galla
facilmente senza compiere alcun movimento; una raccomandazione,
usate occhialini o, meglio, non andate con la testa sott’acqua,
pena bruciori forti agli occhi.
Siamo poi ripartiti da Germa (l’antica città
dei Garamanti), e siamo risaliti a nord verso Leptis Magna,
e poi Tripoli.
Prima di rientrare in Tunisia abbiamo ancora visitato Sabratha,
non seconda rispetto a Leptis in termini di gradiosità.
Le città Romane della costa
Nord
Siamo
ormai nuovamente sul Mare Nostrum: Leptis Magna e Sabratha
meritano senz’altro una fermata (Leptis un giorno
e Sabratha mezza giornata, includendo anche Villa Sileen)
sono i siti archeologici di epoca romana più grandi
e meglio conservati della Libia, si possono paragonare a
Pompei e Ostia Antica.
Impressiona quanto grandi fossero: solo il 30% è
stato dissepolto dalla sabbia.
Tripoli è una grande città, la Medina (la
città vecchia, con le botteghe ed i mercati), è
molto interessante, per i colori e le merci esposte; i gioielli
non sono in genere di gusto europeo, ma vale la pena di
osservare la ricchezza delle vetrine.
In Libia i mercanti delle Medine hanno la particolarità
(mi dicono rara), di non assillare i turisti propinando
le loro merci, inoltre pare che la criminalità sia
a livello molto basso (è comunque consigliabile fare
attenzione).
Per il resto la città coloniale merita un giro, con
immancabile
fermata
per un caffé ed un narghilè in uno dei bar
tradizionali dove la vostra guida non mancherà di
portarvi.
Una parola sul traffico in città: vige la legge
del più duro, i locali svoltano senza freccia, posteggiano
ovunque, le rotonde, benché presidiate da poliziotti
arcigni, sono un vero incubo, la velocità media dell’autista
libico è da pirata della strada, non esistono strisce
pedonali, semafori o precedenze; anche in città l’asfalto
è pieno di buche, le auto sono mediamente dei residuati
da sfasciacarrozze.
A Tripoli non vi sono aree di sosta per camper, ma normalmente
ci si ferma sul lungomare accanto alla Piazza Verde, a pochi
passi dalla Medina e dal Museo Archeologico, che merita
certamente una visita.
Lascio a voi il viaggio di ritorno: di solito non ho ricordi.
Consigli finali
Conviene affidarsi ad un’agenzia di provata esperienza,
che vi fornirà la guida, che parla italiano, e, se
il numero dei viaggiatori è più di 5, anche
un poliziotto, che ha un compito più che altro di
rappresentanza, tanto in genere non parla altro che arabo.
La guida è anche indispensabile per le soste: normalmente
ci si ferma in aree messe a disposizione da alberghi, o
in camping, discretamente attrezzati, con carico-scarico
per i camper, luce elettrica e talvolta anche ristoranti.
La guida sarà indispensabile sia per esaurire le
formalità alla dogana (targhe libiche, assicurazioni,
strani documenti scritti solo in arabo di cui ancora oggi
ignoro la funzione), o per dare indicazioni sulle strade,
in quanto la segnaletica, pur esaustiva, è…
solo in arabo, quindi incomprensibile se non siete così
fortunati da conoscere la lingua.
Con il camper si possono raggiungere tutte le principali
città, fino al Sud: Sebah, Germa ed anche a Ghat,
che è la città più vicina al parco
del Tadrart Acacus: le strade sono classificabili da discreto
a disastroso, noi abbiamo trovato asfalto buono al nord
(da Nalut fin quasi a Sebah), poi una specie di grattugia
da lì a Germa, un asfalto tutto buche, pareva di
guidare un martello pneumatico, i tratti buoni invogliavano
a correre, ma d’improvviso apparivano buche nell’asfalto
molto pericolose per gli assali, quindi raccomando di essere
molto prudenti.
Da Sebah l’asfalto è quasi un’utopia:
la velocità scende a 40/60 all’ora, anche meno,
e lo sterzo è messo a dura prova per evitare i tratti
peggiori.
Occorre prudenza, dunque, attenzione anche alle ‘lingue’
di sabbia che il vento porta sulla strada: talvolta sono
spesse anche mezzo metro e lunghe parecchie centinaia, se
non arrivano a coprire interamente l’asfalto, conviene
aggirarle, altrimenti, assolutamente non si deve rallentare,
o peggio fermarsi, pena il pericolo, concreto, di insabbiarsi.
(se poi dovesse succedere, ma a noi in tutti i kilometri
non è mai successo, che il vento particolarmente
forte ha riempito la strada di sabbia, per un lungo tratto,
allora bisogna sgonfiare gli pneumatici, e procedere con
marce basse e il motore ‘imballato’ per avere
più coppia, oppure cambiare, se possibile, percorso)
Un capitolo a parte merita la benzina: in Libia si fa il
pieno con pochi Euro, ma non ci sono distributori lungo
le strade: solo in prossimità dei centri abitati,
a distanze tra loro talvolta anche di 200 o 300 Km, qualche
volta può capitare che l’unica stazione di
servizio sia senza gasolio… conviene fare il pieno
ogni volta che si può, e magari anche avere una tanica
di scorta (non si sa mai…); i distributori, poi sono
ben lontani dall’essere quelle isole di pulizia a
cui siamo abituati: vi è uno strato di fango e gasolio
per terra, e occorre prestare attenzione a non portare in
camper quella mota: dopo il primo pieno, ci siamo muniti
di un panno per pulire le suole: inutile tentare di dare
le chiavi al benzinaio: si deve scendere dal camper, in
quanto nessuno vi aprirà il tappo del carburante.
Quando poi a mezzodì vi volete fermare, magari in
uno spiazzo che potrebbe accogliere tutti i camper, e di
spiazzi se ne trovano molti, conviene prima verificare a
piedi la consistenza del terreno, per evitare guai. Inutile
dire che di ombra non se ne parla…
In marzo la temperatura è tollerabile, al Sud, in
Libia, di giorno si arrivava ai 27-29 °C, mentre di
notte scendeva anche a 7-10 °C. quindi, se prevedete,
come vi consiglio vivamente, di pernottare in tenda, munitevi
di sacco letto in piumino.
L’agenzia stessa vi organizzerà il giro od
i giri in fuoristrada, in quanto il camper conviene lasciarlo
a Germa.
Gli autisti conoscono bene le piste (impressiona che non
abbiano GPS, ma nemmeno le piastre da sabbia!), vi sarà
un pick-up con la cucina da campo, il fuoco a legna e l’acqua.
Le galoppate su fuoristrada nel deserto sono un classico:
le dune vengono ‘saltate’ con maestria –
ma qualche volta anche con difficoltà – e viaggiare
sulla sabbia piatta (che è soda e non si affonda)
è come andare sul velluto. Inutile dire che il paesaggio
intorno è mutevole, bizzarro, con rocce dalle forme
più strane (noi lo abbiamo battezzato “Le case
delle Fate”), il colore cangia con l’altezza
del sole… e la memoria della vostra macchina foto
o della vostra cinepresa non basterà per immortalare
tutto.
Uno degli insegnamenti del deserto è sull’acqua:
non vi sono problemi a riempire i serbatoi per lavarsi,
(consiglio vivamente di disinfettare comunque l’acqua
con Amuchina o simili) ma bere è un’altra storia:
prevedete almeno 2-3 litri di acqua a testa al giorno, minerale
(la si trova dappertutto, anche se non a buon prezzo) e
si trovano anche ottimi succhi di frutta.
Per chi, come noi, ama anche ‘mangiare’ i
luoghi che visita, non sarà certo deluso: a parte
la carne di maiale che non si trova (ma anche quella di
pecora, cammello o montone è una rarità),
e il vino che proprio non c’è, troverà
verdure abbondanti e freschissime, frutta di stagione, cous-cous
con spezie e pesce al nord. I dolci sono infinite variazioni
sul tema Baklavà, ed i gelati ottimi.
Per finire, due raccomandazioni: il deserto mantiene per
lungo tempo tutto ciò che vi si lascia, quindi facciamo
in modo che i nostri rifiuti non rimangano ad imperitura
memoria: tutto ciò che può essere biodegradabile
va sotterrato in una buca, ed il resto (plastica, scatolette
ecc.) ce lo porteremo dietro fino alla città più
vicina. Teniamo presente che, nonostante siano quasi invisibili,
ci sono topi, fennech e altri simpatici animaletti (gli
scorpioni e le vipere cornute solo da metà maggio
in poi, dicono) che di notte vanno in cerca di cibo. Se
lasciamo sacchetti di spazzatura di notte accanto ai veicoli,
ce li ritroveremo strappati il mattino dopo con il contenuto
sparso ovunque.
E, per favore, sebbene il Governo libico non sia molto sensibile
a questo, impariamo a NON toccare i graffiti: stanno sparendo
per le ruvide attenzioni dei turisti, dicono che siano molto
più sbiaditi di 4 o 5 anni fa, e di questo passo
alcuni potremo non vederli più nel giro di pochi
anni.
Cronologia (anno 2007)
• 28/2 Passato il confine Tunisia
- Libia a Zuwarah e formalità varie
• 1/3 Nalut c.a 150 Km
• 2/3 Ghadamès 327 Km
• 4/3 Al Quaryah 320 Km
• 5/3 Sebah 459 Km
• 6/3 Awbari ingresso nel Parco Acacus
(lato Messak Settafett) 0 Km
• 11/3 Al Uwainat Ghat in 4X4 visita
ai siti di graffiti 0 Km visita ai laghi della regione del
Mandara
• 15/3 ritorno a Nord verso Leptis
Magna (totale circa 700 Km)
• 18/3 Leptis Magna
• 20/3 Villa Sileen
• 21-23/3 Tripoli 120 Km
• 23/3 Sabratah e passaggio del confine
Libia- Tunisia 172 Km
le date sono approssimative - il chilometraggio è
stato desunto dalla cartina Euro Cart (v. Bibliografia)
per un totale di 2.250 Km; sul contakm del camper erano
segnati 3106 Km.
Bibliografia
Guide Libia di Touring Club e Lonely Planet
LIBIA del Sud di Jacques Gandini ed Polaris
Cartine Libia Euro Cart (Studio F.M.B. Bologna) al 1.750.000
Carta LiBYA International Travel Maps al 2.600.000
Carta Aeronautica americana serie ONC Foglio H-3 edizione
7 (Libia dell’ovest) usata con software Touratech
Quo-Vadis per palmare HP e GPS
Siti Internet
Informazioni da vari siti italiani (www.Sahara.it) e stranieri
sulla Libia soprattutto per siti archeologici, per notizie
sul Prof. Mori e le sue ricerche.