MADAGASCAR 1997
di luigi Cardarelli
Avvicinandomi con il naso al finestrino, della vecchia e
lenta renault4, potevo sentire bene quel dolce profumo,
erano le piantagioni di ylang-ylang e di vaniglia che davano
quell'odore a Nosy Be, l'isola dei profumi nel nord-ovest
del Madagascar.
Il navigatore portoghese Diego Diaz, fuori rotta per una
tempesta, scoprì l'isola rossa (per il ferro che
colora il terreno) che fu poi contesa da olandesi, inglesi
e francesi, ma sopratutto fu per molto tempo base di pirati
e bucanieri famosi, come Avery.
Ero arrivato ad Antananarivo, Tanà per i malgasci,
con un 747 di air madagascar, poi avevo proseguito per Nosy
Be.
Strano posto quest'isola, così vicina e così
diversa dall'africa;si vede subito dal paesaggio e dalle
persone, gente alta, teste squadrate, pelle non troppo scura,
qui si sono incrociati indonesiani, arabi, indiani e anche
cinesi, assiemi agli africani.
Niente animali velenosi, clima cangiante assieme al panorama
e tante belle ragazze alla ricerca di un marito, alla ricerca
dell'europa.
Appena arrivato nel mio hotel Villa blanche, che già
il fido "ruffiano" Issouf , mi aveva trovato una
bellissima ragazza.
L'isola era spartana, sobria, le strade pessime, gli unici
taxi delle vecchie renault4, ma il mare di fronte bellissimo,
unico.
Visitai le isole mitsio, nosy comba, poi fui con i lemuri
sulle spalle a nosy tanikely e vidi le tartarughe di nosy
irania. Nei ristoranti si trovavano calamari enormi e a
poco prezzo, tutto questo era niente rispetto a quello che
avrei visto ad Andilana beach.
Partii per mangiare aragosta, mi dissero di una capanna
Chez Luisette, sulla strada un grosso camion carico di canna
da zucchero non si fermò al passaggio di 3 povere
oche e le schiacciò riducendole a povere piume;
l'africa si sa, non scherza, non perdona, non aspetta!
Ad Andilana c'era un grosso hotel malgascio chiuso, fallito,
abbandonato, ed arrivato in spiaggia capii che ero quasi
in polinesia; andilana era uno spettacolo di purezza, natura,
incanto, colore, era proprio il massimo del mare. Mangiai
una splendida aragosta da Luisette, osservato dal solito
camaleonte verde lì vicino, fermo, immobile, quasi
paralizzato, ma non riuscii a comprare conchiglie a buon
prezzo.
Sono passati 12 anni, quell'hotel di Andilana è stato
rilevato da un gruppo italiano che ne ha fatto oggi una
delle mete più ambite dell'oceano indiano.
Sarei voluto andare a Diego Suarez e Antsirabe, ma avevo
conosciuto Juliette che non si poteva muovere, così
sulla panoramica terrazza del Villa blanche, guardavo la
bassa marea del canale di Mozambico, parlando con Issouf
e aspettando la bella malgascia.
Poca gente in giro, pochi turisti, tanto calore e tanta
allegria; in hotel per l'addio ad un gruppo di paracadutisti,
vennero tante belle ragazze, danzarono il ballo locale al
suono dei tamburi, sedere contro sedere, facendosi ammirare.
Disteso sotto il banano di fronte al mio bungalow guardavo
l'azzurro del mare pensando alla bellissima Chantal, che
dietro una ricca mancia, mi aveva presentato Issouf; il
fidanzato francese di lei era partito per la vicina isola
della Reunion.
L'ultimo giorno a Tanà, non avevo neanche voglia
di souvenir per i miei nipoti, non avevo proprio voglia
di tornare a casa.
Si stava tanto bene in Madagascar. 1997 oceano indiano LUIGI
CARDARELLI